Volantino NE                                                    Volantino CNT

  COMUNIONE... NON TEMERE...
 

 

Ogni rottura di comunione è mancanza di amore e di perdono.
(fra Adalberto Piovano)
 

Non temere: Dio viene come coraggio di vita, libera dalla paura, paralisi del cuore.
(padre Ermes Ronchi)

 

La Parola

GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO

 22 novembre 2020
 

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra(...)(dal Vangelo secondo Matteo 25, 31, 46).

PER LA RIFLESSIONE

 Una scena potente, drammatica, quel “giudizio universale” che in realtà è lo svelamento della verità ultima del vivere, rivelazione di ciò che rimane quando non rimane più niente: l'amore. Il Vangelo risponde alla più seria delle domande: che cosa hai fatto di tuo fratello? Lo fa elencando sei opere, ma poi sconfina: ciò che avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me! Straordinario: Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e gli uomini, da arrivare a identificarsi con loro: l'avete fatto a me! Il povero è come Dio, corpo e carne di Dio. Il cielo dove il Padre abita sono i suoi figli. Evidenzio tre parole del brano: 1). Dio è colui che tende la mano, perché gli manca qualcosa. Rivelazione che rovescia ogni precedente idea sul divino. C'è da innamorarsi di questo Dio innamorato e bisognoso, mendicante di pane e di casa, che non cerca venerazione per sé, ma per i suoi amati. Li vuole tutti dissetati, saziati, vestiti, guariti, liberati. E finché uno solo sarà sofferente, lo sarà anche lui. Davanti a questo Dio mi incanto, lo accolgo, entro nel suo mondo. 2). L'argomento del giudizio non è il male, ma il bene. Misura dell'uomo e di Dio, misura ultima della storia non è il negativo o l'ombra, ma il positivo e la luce. Le bilance di Dio non sono tarate sui peccati, ma sulla bontà; non pesano tutta la mia vita, ma solo la parte buona di essa. Parola di Vangelo: verità dell'uomo non sono le sue debolezze, ma la bellezza del cuore. Giudizio divinamente truccato, sulle cui bilance un po' di buon grano pesa di più di tutta la zizzania del campo. 3). Alla sera della vita saremo giudicati solo sull'amore (San Giovanni della Croce), non su devozioni o riti religiosi, ma sul laico addossarci il dolore dell'uomo. Il Signore non guarderà a me, ma attorno a me, a quelli di cui mi son preso cura. «Se mi chiudo nel mio io, pur adorno di tutte le virtù, e non partecipo all'esistenza degli altri, se non sono sensibile e non mi impegno, posso anche essere privo di peccati ma vivo in una situazione di peccato» (G. Vannucci). La fede non si riduce però a compiere buone azioni, deve restare scandalosa: il povero come Dio! Un Dio innamorato che ripete su ogni figlio il canto esultante di Adamo: «Veramente tu sei carne della mia carne, respiro del mio respiro, corpo del mio corpo». Poi ci sono quelli mandati via. La loro colpa? Hanno scelto la lontananza: lontano da me, voi che siete stati lontani dai fratelli. Non hanno fatto del male ai poveri, non li hanno umiliati, semplicemente non hanno fatto nulla. Indifferenti, lontani, cuori assenti che non sanno né piangere né abbracciare, vivi e già morti (C. Péguy). (Padre Ermes Ronchi)

Per il commento alle letture, vai alla pagina

LA PAROLA - ANNO A

Inquel tempo, Gesù disssuoi

Gesù è in cammino verso la cit dove muoionoi profeti. Lungo la strada, un

Gesù e una donna straniera, occhi negli occhi. Non una cattedra, nonun pulpito, ma il muretto di un pozzo, per uno sguardo ad altezza di cuore.
Con ldonne Gesù va diritto all'essenziale: «Vaa chiamare colui che ami». Conosce il loro linguaggio, quello dei sentimenti, della generosità, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere. Hai avuto cinque mariti. Gesù non istruisce processi, non giudica e non assolve, va al centro. Non cerca nella donna indizi di colpa, cerca indizi di bene; e li mette in luce: hai detto bene, questo è vero. Chissà, forse quella donna ha molto sofferto, forse abbandonata, umiliata cinque volte con l'atto del ripudio. Forse ha il cuore ferito. Forse indurito, forse malato. Ma lo sguardo di Gesù si posa non sugli errori della donna, ma sulla sete d'amare e di essere amata.  Non le chiede di mettersi in regola prima di affidarle l'acqua viva; non pretende di decidere per lei, al posto suo, il suo futuro. È il Messia di suprema delicatezza, di suprema umanità, il volto bellissimo di Dio. Lui è maestro di nascite, spinge a ripartire! Non rimprovera, offre: se tu sapessi il dono di Dio. Fa intravedere e gustare un di più di bellezza, un di più di bontà, di vita, di primavera, di tenerezza: Ti darò un'acqua che diventa sorgente! Gesù: lo ascolti e nascono fontane. In te. Per gli altri. Come un'acqua che eccede la sete, che supera il tuo bisogno, che scorre verso altri. E se la nostra anfora, incrinata o spezzata, non sarà più in grado di contenere l'acqua, quei cocci che a noi paiono inutili, invece che buttarli via, Dio li dispone in modo diverso, crea un canale, attraverso il quale l'acqua sia libera di scorrere verso altre bocche, altre seti. «Dio può riprendere le minime cose di questo mondo senza romperle, meglio ancora, può riprendere ciò che è rotto e farne un canale» (Fabrice Hadjaji), attraverso cui l'acqua arrivi e scorra, il vino scenda e raggiunga i commensali, seduti alla tavola della mia vita. Ed è così che attorno alla samaritana nasce la prima comunità di discepoli stranieri. «Venite, c'è al pozzo uno che ti dice tutto quello che c'è nel cuore, che fa nascere sorgenti». Che conosce il tutto dell'uomo e mette in ognuno una sorgente di bene, fontane di futuro. Senza rimorsi e rimpianti. Dove bagnarsi di luce. In questi nostri giorni "senza" (senza celebrazioni, senza liturgie, senza incontri) sentiamo attuale la domanda della Samaritana: Dove andremo per adorare Dio? Sul monte o nel tempio? La risposta è diritta come un raggio di luce: non su un monte, non in un tempio, ma dentro. In spirito e verità. Sono io il Monte, io il Tempio, dove vive Dio (M. Marcolini).

tale gli pone una domanda circa la salvezza: di Gerusalemme e di tutti. Tremore e ansia nella voce di chi chiede. E Gesù risponde con altrettanta cura: salvezza sarà, ma non sarà facile. E ricorre all'immagine della porta stretta. Uaggettivo che ci inquieta, perché «stretta» evoca per noi fatiche e difficoltà.

Gesù e una donna straniera, occhi negli occhi. Non una cattedra, non un pulpito, ma il muretto di un pozzo, per uno sguardo ad altezza di cuore.
Con le donne Gesù va diritto all'essenziale: «Vai a chiamare colui che ami». Conosce il loro linguaggio, quello dei sentimenti, della generosità, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere. Hai avuto cinque mariti. Gesù non istruisce processi, non giudica e non assolve, va al centro. Non cerca nella donna indizi di colpa, cerca indizi di bene; e li mette in luce: hai detto bene, questo è vero. Chissà, forse quella donna ha molto sofferto, forse abbandonata, umiliata cinque volte con l'atto del ripudio. Forse ha il cuore ferito. Forse indurito, forse malato. Ma lo sguardo di Gesù si posa non sugli errori della donna, ma sulla sete d'amare e di essere amata.  Non le chiede di mettersi in regola prima di affidarle l'acqua viva; non pretende di decidere per lei, al posto suo, il suo futuro. È il Messia di suprema delicatezza, di suprema umanità, il volto bellissimo di Dio. Lui è maestro di nascite, spinge a ripartire! Non rimprovera, offre: se tu sapessi il dono di Dio. Fa intravedere e gustare un di più di bellezza, un di più di bontà, di vita, di primavera, di tenerezza: Ti darò un'acqua che diventa sorgente! Gesù: lo ascolti e nascono fontane. In te. Per gli altri. Come un'acqua che eccede la sete, che supera il tuo bisogno, che scorre verso altri. E se la nostra anfora, incrinata o spezzata, non sarà più in grado di contenere l'acqua, quei cocci che a noi paiono inutili, invece che buttarli via, Dio li dispone in modo diverso, crea un canale, attraverso il quale l'acqua sia libera di scorrere verso altre bocche, altre seti. «Dio può riprendere le minime cose di questo mondo senza romperle, meglio ancora, può riprendere ciò che è rotto e farne un canale» (Fabrice Hadjaji), attraverso cui l'acqua arrivi e scorra, il vino scenda e raggiunga i commensali, seduti alla tavola della mia vita. Ed è così che attorno alla samaritana nasce la prima comunità di discepoli stranieri. «Venite, c'è al pozzo uno che ti dice tutto quello che c'è nel cuore, che fa nascere sorgenti». Che conosce il tutto dell'uomo e mette in ognuno una sorgente di bene, fontane di futuro. Senza rimorsi e rimpianti. Dove bagnarsi di luce. In questi nostri giorni "senza" (senza celebrazioni, senza liturgie, senza incontri) sentiamo attuale la domanda della Samaritana: Dove andremo per adorare Dio? Sul monte o nel tempio? La risposta è diritta come un raggio di luce: non su un monte, non in un tempio, ma dentro. In spirito e verità. Sono io il Monte, io il Tempio, dove vive Dio (M. Marcolini).

Ma tutto il Vangelo è portatore non di dolenti, ma di belle notizie: la porta è stretta, cioè piccola, come lo sono i piccoli e i bambini

e

Gesù e una donna straniera, occhi negli occhi. Non una cattedra, non un pulpito, ma il muretto di un pozzo, per uno sguardo ad altezza di cuore.
Con le donne Gesù va diritto all'essenziale: «Vai a chiamare colui che ami». Conosce il loro linguaggio, quello dei sentimenti, della generosità, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere. Hai avuto cinque mariti. Gesù non istruisce processi, non giudica e non assolve, va al centro. Non cerca nella donna indizi di colpa, cerca indizi di bene; e li mette in luce: hai detto bene, questo è vero. Chissà, forse quella donna ha molto sofferto, forse abbandonata, umiliata cinque volte con l'atto del ripudio. Forse ha il cuore ferito. Forse indurito, forse malato. Ma lo sguardo di Gesù si posa non sugli errori della donna, ma sulla sete d'amare e di essere amata.  Non le chiede di mettersi in regola prima di affidarle l'acqua viva; non pretende di decidere per lei, al posto suo, il suo futuro. È il Messia di suprema delicatezza, di suprema umanità, il volto bellissimo di Dio. Lui è maestro di nascite, spinge a ripartire! Non rimprovera, offre: se tu sapessi il dono di Dio. Fa intravedere e gustare un di più di bellezza, un di più di bontà, di vita, di primavera, di tenerezza: Ti darò un'acqua che diventa sorgente! Gesù: lo ascolti e nascono fontane. In te. Per gli altri. Come un'acqua che eccede la sete, che supera il tuo bisogno, che scorre verso altri. E se la nostra anfora, incrinata o spezzata, non sarà più in grado di contenere l'acqua, quei cocci che a noi paiono inutili, invece che buttarli via, Dio li dispone in modo diverso, crea un canale, attraverso il quale l'acqua sia libera di scorrere verso altre bocche, altre seti. «Dio può riprendere le minime cose di questo mondo senza romperle, meglio ancora, può riprendere ciò che è rotto e farne un canale» (Fabrice Hadjaji), attraverso cui l'acqua arrivi e scorra, il vino scenda e raggiunga i commensali, seduti alla tavola della mia vita. Ed è così che attorno alla samaritana nasce la prima comunità di discepoli stranieri. «Venite, c'è al pozzo uno che ti dice tutto quello che c'è nel cuore, che fa nascere sorgenti». Che conosce il tutto dell'uomo e mette in ognuno una sorgente di bene, fontane di futuro. Senza rimorsi e rimpianti. Dove bagnarsi di luce. In questi nostri giorni "senza" (senza celebrazioni, senza liturgie, senza incontri) sentiamo attuale la domanda della Samaritana: Dove andremo per adorare Dio? Sul monte o nel tempio? La risposta è diritta come un raggio di luce: non su un monte, non in un tempio, ma dentro. In spirito e verità. Sono io il Monte, io il Tempio, dove vive Dio (M. Marcolini).

i poveri che saranno i principi del

 

Regno di Dio; è stretta ma a misura d'uomo, di un uomo nudo ed essenziale, che ha lasciato giù tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l'elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo; la porta è stretta, ma è aperta. L'insegnamento è chiaro: fatti piccolo, e la porta si farà grande. Quando il padrone di casa chiuderà la porta, voi busserete: Signore aprici. E lui: non so di dove siete, non vi conosco. Avete false credenziali. Quelli che si accalcano per entrare si vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in piazza ad ascoltarti. Ma questo può essere solo un alibi di comodo. «Quando è vera fede e quando è solo religione? Fede vera è quando fai te sulla misura di Dio; semplice religione è quando fai Dio a tua misura» (Turoldo).  Abbiamo mangiato in tua presenza... Non basta mangiare il pane che è Gesù, spezzato per noi, bisogna farsi pane, spezzato per la fame d'altri. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia. Non vi conosco. Il riconoscimento sta nella giustizia fattiva. Dio non ti riconosce per formule, riti o simboli religiosi, ma perché hai mani di giustizia. Ti riconosce non perché fai delle cose per lui, ma perché con lui e come lui fai delle cose per i piccoli e i poveri. Non so di dove siete: il vostro modo di vedere è lontanissimo dal mio, voi venite da un mondo diverso rispetto al mio, da un altro pianeta. Infatti, quelli che bussano alla porta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessun gesto di giustizia per i fratelli. La conclusione della piccola parabola è piena di sorprese: la sala è piena, oltre quella porta Gesù immagina una festa multicolore: verranno da oriente e occidente, dal nord e dal sud del mondo e siederanno a mensa. Viene sfatata l'idea della porta stretta come porta per pochi, solo per i più bravi. Tutti possono passare, per la misericordia di Dio. Il suo sogno è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza. Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi.

discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

 

         Letture... per te              

 Fratel MichaelDavide,
Fratelli e sorelle in umanità
EDB

Recensione=Riflessione
Questa equazione mi ha aperto un mondo: prima di iniziare a scrivere vuol dire quindi che devo riflettere su chi e come si è "fratelli e sorelle in umanità".
Prima riflessione. Se Lui ci ha creato a immagine e somiglianza significa che in ognuno di noi c'è Dio - che scoperta! -. Allora uno degli spunti più belli che ho trovato in questo scritto è "Attraversa l'uomo e troverai Dio" di Sant'Agostino.
Le varie citazioni - non sempre immediate - presenti nel testo, lo rendono apparentemente per addetti ai lavori... ma bisogna coglierne la sua semplicità nella ricerca spirituale di tanti credenti in Cristo che avviene soprattutto attraverso uno sguardo su se stessi e partendo dalla premessa che tramite l'autoconoscenza e l'accoglienza dell'altro - fratello in umanità - si possa giungere alla conoscenza di Dio.
Uno spunto che ho trovato molto significativo è quello dell'icona di Rublev, dove la Trinità non è un cerchio chiuso ma lascia un quarto spazio all'osservatore esterno e lo invita al convivio - non osservandolo -.

In comunione

CONTINUA LA LETTURA ALLA PAGINA Letture per te

Novità ... Tutto per il Vangelo

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
per la IV GIORNATA MONDIALE DEI POVERI
15 novembre 2020

clicca sul link

enlightenedenlightenedenlightened
DOCUMENTO INTERDICASTERIALE
SU ECOLOGIA INTEGRALE

clicca sul link

enlightenedenlightenedenlightened
CATECHESI DEL SANTO PADRE FRANCESCO
per la 50esima Giornata mondiale della Terra
22 aprile 2020

clicca sul link

enlightenedenlightenedenlightened

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
per la 57a Giornata mondiale di preghiera
per le vocazioni
(3 maggio 2020)

clicca sul link

enlightenedenlightenedenlightened

Esortazione apostolica postsinodale
di Papa Francesco

QUERIDA AMAZONIA

enlightenedenlightenedenlightened

Esortazione apostolica
di Papa Francesco

GAUDETE ET EXSULTATE 

sulla chiamata alla santità
nel mondo contemporaneo

enlightenedenlightenedenlightened

Lettera  IUVENESCIT ECCLESIA
sulla relazione tra doni gerarchici e carismatici
per la vita e la missione della Chiesa

enlightenedenlightenedenlightened

Lettera enciclica di  Papa Francesco
LAUDATO SI' sulla cura della casa comune

GUARDA LA FOTO INGRANDITA

enlightenedenlightened

LEGGI UNA SINTESI DELL'INTERVENTO DI PADRE MARKO IVAN RUPNIK
AL CONVEGNO SULLA EVANGELII GAUDIUM

enlightenedenlightened

 
 enlightenedenlightened

Aderisci al MURO DI PREGHIERA
costruisci
relazioni di comunione.

vai alla pagina del sito
 Contattaci per il volantino mensile
info@comunionenontemere.org